24/01/2008

equipe

Riunioni d’epuipe.
Si raccolgono gli elementi sparsi durante tutta la settimana, dei ragazzi e degli operatori, di tutto ciò che è passato dentro, attraverso e nell’immediata vicinanza della cornice.
Si mette a confronto, dunque è il luogo principale dove nascono nuovi legami.
Meglio ancora nelle riunioni d’equipe nasce per la comintà la capacità stessa di legare.
Qualcuno ha detto che il reale ha un carattere sempre traumatico, il reale inteso come presente, come vissuto di ciò che accade nell’immediatezza del suo essere presente.
La riunione degli operatori invece permette, come momento di pensiero vissuto da tutta la casa, di distanziarsi dagli agiti, dalla loro immediatezza.
Questa capacità di distanza e di legame fa tutt’uno col pensiero, con lo spazio psichico necessario per creare un limite, io-non io.
Il gruppo degli operatori non interpreta, ma si fa contenitore dei pensieri dei ragazzi, lì dove gli agiti vengono collocati in uno scambio che è sempre portatore di significati. Questi pensieri contengono gli operatori e i ragazzi e divengono così fonte di trasformazione.
Tutto questo è positivo anche soltanto perché apre un universo positivo e dotato di senso, nel quale c’è uno spazio anche per il resto, per ciò che non era rappresentabile da un soggetto assoggettato alle ripetizioni e preso nella lacerazione.
Nelle riunioni settimanali si produce uno schermo verso la violenza caotica delle pulsioni.
Quando diciamo scambio significativo, ciò che viene ripreso e pensato in riunione, intendiamo innanzitutto e per lo più ciò che provocano i ragazzi negli operatori, tutto ciò che muta e ogni modo col quale i ragazzi si rapportano alla cornice.
La cornice è ciò che viene ristrutturato, verificato, ripensato e adattato durante la riunione. La cornice infatti viene usata dai ragazzi difficili come strumento per dare significato.
Viene dunque vissuta come stabile, ma deve essere anche variabile se vuole accogliere il cambiamento. Però se lo è troppo e in modo caotico raggiunge una sorta di punto di sutura oltre il quale viene vissuta come perturbante e dissociante.
(sempre liberamente tratto da “La questione psicotica in adolescenza” Barannes.)

16/10/2007

casa famiglia rosa luxemburg

La casa famiglia Rosa Luxemburg nasce dall'esperienza della casa famiglia Epoché nel settembre 2006.
Nasce dalla richiesta del comune di Roma di lavorare con ragazzi difficili.

Il gruppo di lavoro che inizia a progettare Rosa Luxemburg fa una scommessa, legata appunto al modo migliore, secondo la sua esperienza, per fare un lavoro di questo tipo.

Si pensa un piccolo nucleo di ragazzi, non più di cinque, seguiti da un numero di operatori tali da poter assicurare al giovane d'essere seguito conun rapporto vicino al un operatore ogni due ragzzi.

Gli operatori tutt'ora presenti nel gruppo di lavoro sono otto.

Anche qui si inizia con ragazzi difficili, appunto, facendo ingressi direttamente dalle cliniche psichiatriche.

Come nell'altra struttura si cerca di assicurare l'evoluzione del ragazzo e il suo sviluppo sociale e psicologico-esistenziale.

Per contatti.
Tel/fax 06.99837711

casa famiglia epoché

La casa famiglia Epoché nasce nel 2003 come primo progetto di casa famiglia dell'allora associazione Epoché.
Nella fase di progettazione molto importanti sono la collaborazione con il comune di Oriolo e la provincia di Viterbo.
Per la vicinanza con Roma chiaramente negli anni la struttura è stata destinata soprattutto ai ragazzi della capitale, senza disdegnare però alcune collaborazioni con i comuni limitrofi.

L'equipe ha collaborato soprattutto con la giustizia minorile, formandosi con quei ragazzi di strada che commettendo reati attraversano il percorso delle misure alternative alla detenzione.

In questo senso la posizione della struttura, lontana dalle dinamiche della città, e un gruppo di lavoro molto preparato ci hanno permesso di specializzarci sempre di più con quei ragazzi che incontrano il penale come richiesta proveniente da un profondo malessere, spesso espresso anche come disturbo di personalità.

La struttura è organizzata con un modello famigliare, o meglio pensando i ruoli famigliari come funzioni e il campo relazionale come compo proprio di lavoro in cui sono posti operatori e ragazzi.

Non crediamo al modello affidatario che metterebbe la struttura in competizione con la famiglia di origine, e lì dove possibile cerchiamo di lavorare anche con il gruppo di origine del ragazzo.

Per contattare la struttura.
tel/fax 06 99838762curriculumepochè.doc

 
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